Ciao, sono Fabrizia.

Sono nata e cresciuta a pane di giù, quello siciliano: una pagnotta dalla crosta scura e la mollica soffice e gialla come certi campi di grano d’estate. Lo chiamavamo pane di casa: era semplice, nutriente e si conservava in dispensa per giorni, profumandola di buono.

Non sono nata né cresciuta panettiera, ma il profumo della prima pagnotta sfornata in casa ha acceso in me una passione mai più spenta che ho nutrito studiando, frequentando corsi, cercando continuamente ispirazioni e stimoli, impastando, sbagliando e sperimentando.

E soprattutto condividendolo: perché nulla mi trasmette più gioia che fare il pane per qualcuno. Mentre lo impasto la mattina e lo formo la sera immagino il momento in cui quella persona lo taglierà, ne annuserà la mollica soffice e morbida e non resisterà ad assaggiarne subito un pezzetto.

Casa

Sono cresciuta sulla punta di Sicilia con il panorama più bello, quello dello Stretto.
Ho vissuto “al Nord” per 14 anni e per tutti a casa sono la milanese, ma le mie radici restano saldamente aggrovigliate, come fili inestricabili di certi auricolari mal conservati – al morbido tuppo di una brioche da inzuppare nella granita, a una sottile e friabilissima cialda di cannolo, all’abbraccio di tuma e scarola su una teglia di focaccia messinese.

Per il resto, ho imparato a chiamare Casa certe persone ed emozioni, più che luoghi.

Cucina ed emozioni

Amo raccontare emozioni attraverso il cibo. Condivido ciò che mi piace senza la pretesa di influenzare nessuno, ma con il delicato entusiasmo di chi assaggia una cosa buonissima e vorrebbe offrirne un morso a più persone possibili.
Racconto la cucina che amo: quella semplice, di casa, che non ha “ricette” ma gesti, rituali prove e (tanti) errori.

Cerco il confronto, lo scambio di opinioni, l’anima di una persona dietro un nickname. E ti chiamerò sempre per nome. Credo nel potere della gentilezza e della condivisione, anche tra sconosciutə. Perché ciò che ci separa dagli altrə, spesso, è solo nella nostra testa.